Santa Cesarea Terme si estende su un verde pendio digradante verso il mare. Giungendovi, si rimane immediatamente rapiti dal mare limpido color smeraldo, dal verde delle maestose pinete, dall’incantevole centro abitato caratterizzato da palazzi moreschi (primo fra tutti il pittoresco Palazzo Sticchi), villini signorili e semplici costruzioni moderne tinteggiate di bianco. La scogliera rocciosa, a picco sul mare, ricca di faraglioni e grotte preistoriche, è impreziosita dalla caletta di Porto Miggiano dove, in un tripudio di luce e colore, il mare trasparente bacia la sabbia dorata.

Santa Cesarea Terme è sita su un lungo tratto di costa interessato dal fenomeno delle sorgenti termali. Le acque clorurate, solfuree e iodiche delle sorgenti di Santa Cesarea Terme sgorgano a temperature variabili in quattro grotte naturali, comunicanti con il mare, denominate: Gattulla, Fetida, Sulfurea e Solfatara.

Ma Santa Cesarea Terme non è soltanto sinonimo di cure termali, mediche e di benessere: Santa Cesarea Terme offre numerose attività e occasioni di svago e divertimento: ballo, nuoto, ippica, immersioni nel cristallino mare, trekking e lunghe passeggiate all’aria pura ed incontaminata del Salento.

Torre di Carlo V

Per tutto il Salento, una serie di torri si rincorrono tanto da formare una corona che cinge tutta la costa. Già ai tempi dei romani, la Puglia e il Salento, era un territorio disseminato da moltissime torri. Nessuno può dire con certezza quante ve ne fossero, ne dove fossero. Quelle che hanno resistito al tempo, che oggi possiamo ammirare, sono di tutt’altra origine.. Il Salento, da sempre è stato considerato un punto strategico. Estremo lembo della nostra penisola e punto più a sud, s’inoltra nel Mediterraneo dividendo di fatto due mari, era scalo indispensabile per tutti coloro che dall’oriente, ambivano attraversare il Mediterraneo. Alcuni per motivi bellici, altri per avere la possibilità di commerciare avevano tale necessità. Dopo l’assalto da parte dei Turchi che avvenne nel 1480, ci fu un impegno straordinario da parte degli spagnoli: Carlo V, don Pedro Giron e principalmente don Parafan de Rivera.Questi, ebbero la facoltà di varare un piano organico di fortificazioni costiere per ostacolare la minaccia mussulmana.
Era talmente ambizioso, che nessun impero poteva portare a termine, considerando le immense risorse economiche che vi erano impegnate; nasce così uno compromesso con i privati: chi acquistava una torre o ne costruiva una era nominato “capitano di torre” e ne assumeva i diritti e i doveri.
Così ne vennero erette moltissime, circa ottanta, una su ogni rupe, punta, scogliera, spiaggia, la maggior parte proprio lungo la costa a far da guardia al mare circostante.
Possiamo immaginare la vita che conducevano i capitani di torre: durante le belle giornate erano preoccupati a scrutare l’orizzonte per cercare di scongiurare eventuali attacchi nemici, in quelle burrascose, attenti ad avvistare mercantili che nella tempesta potevano naufragare, in modo da prestargli soccorso, in cambio avrebbero ricevevano il prezioso carico che le navi trasportavano.
Ancora oggi si narra delle ricchezze che il capitano della Torre dell’Orte di Otranto ha accumulato per il naufragio di un mercantile inglese. Questi giganti, temuti dai nemici, erano invece, anche la tranquillità e la serenità di tutto il Salento. Straordinario il fascino di queste sentinelle ora mute, con i loro capitani i loro cavalieri, con la loro storia racchiusa nelle possenti mura, incantano il turista che fa il bagno nelle stesse acque, dove un tempo, si svolgevano battaglie all’ultimo sangue. Ora, tranquille di aver fatto il proprio dovere, vegliano sui turisti spensierati, che distesi al sole, si godono le meritate vacanze.

 

Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore

Eretta nei primi lustri del secolo XX, la chiesa presenta una sobria facciata con un modesto portale ed un soprastante rosone.

Da questa Chiesa annualmente il giorno 11 settembre muove la solenne processione in onore di Santa Cesaria Vergine che dopo aver percorso le strade della cittadina termina con un corteo di barche in direzione della grotta dove secondo la legenda nella nostra marina sarebbe vissuta e morta la Santa Patrona.